Skip to main content
agricoltura aratro cavallo

Tira aria di elezioni a Bruxelles… verso una politica agricola Ue ad alto impatto ambientale?


Dopo la nuova deroga alle norme della condizionalità sugli spazi per la natura del regolamento della Politica Agricola Comune 2023-2027, la Commissione europea ha proposto un ulteriore indebolimento della protezione del suolo, della rotazione delle colture e dei pascoli con un pacchetto di ulteriori modifiche giustificate dalla “semplificazione” dei regolamenti europei e chiedendo la loro approvazione attraverso una procedura di urgenza.

Questa proposta di ulteriori modifiche è stata discussa nel Consiglio AgriFish. I capi di Stato e di Governo dell’UE hanno votato la proposta nel corso del Consiglio europeo del 25 marzo, mentre il voto in plenaria al Parlamento Europeo è previsto entro il mese di aprile.

Una procedura del tutto straordinaria che non prevede una valutazione di impatto, né un confronto con la società civile. Decisione ancora più incomprensibile considerata la consultazione proprio sul tema della semplificazione attivata dalla stessa Commissione nelle ultime settimane, i cui risultati sono attesi dopo l’estate, nonché il Dialogo strategico aperto proprio sui temi del futuro dell’agricoltura in Europa.

Procedure d’emergenza per ritorni al passato

Per attirare l’attenzione dei decisori politici e del pubblico sulle carenze della procedura d’urgenza e sulla mancanza di legittimità della proposta della Commissione, le associazioni europee Birdlife, Greenpeace, EEB e WWF, in coordinamento con ClientEarth, hanno inviato una lettera alla Presidente Ursula von der Leyen. La lettera sottolinea il processo antidemocratico che ha portato alla proposta e la mancanza di vere giustificazioni dietro la pretesa della procedura di urgenza. Le associazioni europee evidenziano inoltre l’impatto che le misure proposte avranno sull’ambiente e sul futuro dell’agricoltura. Alla luce di queste considerazioni, le associazioni europee chiedono il ritiro della proposta e che qualsiasi futura iniziativa sull’agricoltura dell’UE rispetti i diritti democratici dei cittadini.

La Coalizione italiana #CambiamoAgricoltura ribadisce al nostro Governo la richiesta di non sostenere lo smantellamento degli standard ecologici nella politica agricola, votando contro la proposta della Commissione. Sorprende che nella stessa settimana in cui risulta evidente che l’Europa è impreparata agli effetti crescenti del cambiamento climatico, la Commissione europea, senza nessuna valutazione condivisa, riduca le regole per implementare le poche misure rimaste nella PAC necessarie per promuovere la resilienza delle aziende agricole di fronte della crisi ambientale.

CambiamoAgricoltura: un messaggio d’allarme

“È urgente un confronto allargato su questo tema che non può essere limitato alle sole organizzazioni agricole, perché il futuro dei sistemi agroalimentari interessa tutti i cittadini e non solo gli agricoltori. Purtroppo la nostra richiesta di avvio di un ampio dialogo anche a livello nazionale inviata nelle scorse settimane al Ministro Francesco Lollobrigida sembra essere caduta nel vuoto”, commentano le associazioni di CambiamoAgricoltura che concludono: “Questo pacchetto di riforme non solo riporterà la PAC indietro di oltre 25 anni, ma danneggerà in particolare tutte quelle aziende agricole che hanno convintamente intrapreso la strada dell’agroecologia e renderanno tutto il sistema agricolo ancora più vulnerabile agli effetti della perdita di biodiversità e della crisi climatica”.

CambiamoAgricoltura è una coalizione nata nel 2017 per chiedere una riforma della PAC che tuteli tutti gli agricoltori, i cittadini e l’ambiente. Vi aderiscono oltre 90 sigle della società civile. La coalizione è coordinata da un gruppo di lavoro che comprende le maggiori associazioni del mondo ambientalista, consumerista e del biologico italiane che aderiscono ad organizzazioni europee (Associazione Consumatori ACU, AIDA, AIAB, AIAPP, Associazione Italiana Biodinamica, CIWF Italia, FederBio, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu, Pro Natura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia e WWF Italia). È inoltre supportata dal prezioso contributo di Fondazione Cariplo.

Un’agricoltura biologica e moderna si può fare

1. L’aumento del costo dei fertilizzanti, degli integratori dell’alimentazione zootecnica ed anche delle materie prime per mangimi, quali la farina di soia o la granella di mais, sono un problema reale per molti allevamenti. Ma c’è chi si è organizzato da tempo e si è emancipato dagli andamenti dei mercati: l’allevamento biologico di vacche da latte Minisini di San Salvatore di Majano non acquista fertilizzanti, ma utilizza le deiezioni degli animali e la rotazione delle colture ed è pressoché autosufficiente per quanto riguarda l’alimentazione dei circa 200 bovini che compongono la mandria. Infatti ciò che serve ad alimentare gli animali viene coltivato sui 120 ettari aziendali: foraggi, prati, cereali e leguminose.

Conosci l’azienda:

https://www.youtube.com/watch?v=RXnAB_tuo5I&t=32s

2. Il costo dei carburanti (gasolio) ed i recenti rincari sono uno dei temi della protesta degli agricoltori. C’è chi ci ha pensato in anticipo e si è attrezzato con strumenti elettrici e pannelli fotovoltaici sui capannoni aziendali: l’Azienda agricola Frulana di Chiopris Viscone.
L’azienda coltiva mele con il metodo biologico su 18 ettari ed ha basato la propria meccanizzazione su strumenti ad alimentazione elettrica. Sia per la meccanizzazione che per la produzione di energia elettrica in azienda è possibile utilizzare i sostegni economici messi a disposizione dalla PAC.

Conosci l’azienda:

https://www.youtube.com/watch?v=Y0ju9Yjdp1g

Iscriviti alla newsletter de Il Passo Giusto per ricevere gli aggiornamenti