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Ponte di Pinzano

Tiliment, anime dal Friûl


Si parla spesso del Tagliamento. Succede soprattutto in autunno, quando il livello della piena si alza dopo un periodo di piogge particolarmente intense, oppure d’estate, quando nel suo alveo l’acqua sparisce più in profondità del solito. Se ne parla sui giornali e nei municipi dei Comuni rivieraschi, talvolta persino in Consiglio regionale.

Alcuni scambiano questi luoghi di discussione per quel tipo di osterie in cui a una certa ora si può dire tutto e il suo contrario, e sentimenti e riflessioni poco nobili prendono il sopravvento sulla saggezza popolare, che in alcuni di questi luoghi ancora resiste.

A furia di insistere, nello scorso mese di gennaio siamo riusciti a ottenere in IV Commissione consiliare a Trieste l’audizione dell’Assessore regionale all’ambiente Fabio Scoccimarro, dei referenti dell’Autorità di bacino e dei Comuni rivieraschi.

Avevamo richiesto l’audizione dopo che negli ultimi anni la Giunta Fedriga su questo tema era stata quanto meno ondivaga.

Inizialmente, nella scorsa legislatura, aveva ripreso quota il progetto di sbarramento in prossimità del ponte di Pinzano, sostenuto in modo vigoroso anche da alcuni esponenti industriali del Friuli occidentale, entusiasti dell’ipotesi di un bel viadotto autostradale con piloni alti oltre 30 metri in uno dei luoghi più iconici del Friuli, dove le acque dell’Arzino confluiscono in quelle del Tagliamento.

A riprova di questi intendimenti della compagine Fedriga I, l’allora maggioranza bocciò una nostra mozione in aula che chiedeva di istituire fra il ponte di Pinzano e quello di Cimano, una ZSC (Zona Speciale di Conservazione), che già interessa il fiume prima e dopo i due ponti. La bocciarono senza alcuna motivazione plausibile, se non il possibile ostacolo che la ZSC avrebbe rappresentato per eventuali opere sul fiume.

Successivamente venne bocciata anche la nostra proposta di chiedere il riconoscimento del Tagliamento come Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco, proposta successivamente supportata da oltre 15 mila firme.

Troppi vincoli, ci dissero.

Dentro il MAB, fuori il MAB, giochi di prestigio

Dissero anche che era meglio l’istituzione di una Riserva MAB (Man And Biosphere) Unesco, in cui “le attività dell’uomo possono essere compatibili con la valorizzazione ambientale” (ipse dixit), anche perché “non bisogna fare gli ambientalisti ideologici, non si può essere contro lo sviluppo”, ecc…

Un paio di incontri, 50 mila euro messi a bilancio (salvo toglierli l’anno successivo) e la vicenda della Riserva MAB si è chiusa lì.

Lo scorso autunno finalmente è arrivata una buona notizia: l’Amministrazione Fedriga II, in base agli studi prodotti dall’Autorità di bacino, ha detto che lo sbarramento di Pinzano non è l’opera giusta per mettere in sicurezza il basso corso del Tagliamento e che bisogna progettare degli interventi che tengano conto della necessità di ridare spazio al fiume e alla sua naturalità. Jacume!

Al termine dell’audizione, in cui questa idea è stata presentata anche in Consiglio regionale, abbiamo comunicato il nostro auspicio affinché gli interventi non aspettino altri vent’anni e le azioni necessarie a tutelare le popolazioni rivierasche e la straordinaria naturalità del fiume vengano valutate, progettate e cantierate senza perdere tempo.

Abbiamo chiesto anche che gli studi vengano resi pubblici, convinti che serva uno sforzo collettivo in termini di analisi, valutazioni, proposte.

Si riparte da qui

A quanto pare l’ipotesi su cui la Giunta regionale ha iniziato a ragionare è quella di individuare nel rifacimento del ponte di Dignano, comunque necessario, un elemento che tenga in considerazione anche la possibilità di gestire le portate del fiume in casi di pericolo per la parte del basso corso.

A questo intervento dovrebbe pertanto essere abbinato un lavoro sulle aree naturali di esondazione che interessano i territori a sud del ponte, per diversi chilometri.

Una serie di azioni quindi articolate e sicuramente complesse, che vanno in una direzione finora non considerata dall’istituzione regionale: quella della restituzione al fiume di spazi che nel corso del tempo gli sono stati sottratti.

Questo apre a una serie interessante di ragionamenti che attorno alla rinaturalizzazione permettono di immaginare un modello di sviluppo radicalmente diverso da quello di chi è rimasto fermo alla causa del viadotto autostradale sul ponte di Pinzano.

Pensieri lunghi, progetti locali, un bioparco attorno al fiume

Un paradigma di progresso (non crescita!) economico che non può che essere radicalmente e veramente sostenibile. Non l’ennesima mano di verde per dire che è stato fatto qualcosa “che ha tenuto conto ANCHE degli aspetti ambientali”.

Serve un’idea forte, un progetto capace di fare del Tagliamento l’asse su cui costruire una visione per il futuro. Non più il “di ca e di là da l’aghe”, che alcuni hanno usato, troppo a lungo, come pretesto per dividere il Friuli centrale dal Friuli occidentale, ma una cerniera che unisce lembi della stessa terra.

E allora perché non fare di questa parte del Tagliamento, quella delle pianure del medio-basso corso che gli stanno accanto, un bioparco, una zona in cui il fiume modella i suoi spazi e in cui l’uomo si inserisce con attività che rispettano l’acqua e la terra, in cui la biodiversità è un valore irrinunciabile, un territorio nel quale l’agricoltura biologica è l’unica forma di coltivazione praticabile e in cui nuovi insediamenti industriali impattanti, come quelli che prevedono camini alti 40 metri a pochi passi dal greto, non sono neanche pensabili.

Una zona con queste caratteristiche sarebbe straordinariamente interessante anche per forme di turismo lento e sostenibile, che sta crescendo in modo esponenziale in tutta l’Europa e che può valorizzare le diversità culturali e linguistiche che in Friuli sono peculiari.

La cronaca delle ultime settimane non incoraggia speranze particolarmente ardite rispetto alla sensibilità delle istituzioni per una svolta eco-logica, che i recenti tempi pandemici sembravano invece averci messo a portata di mano e che la comunità scientifica da tempo ci dice essere irrinunciabile.

Non importa. Continuiamo a camminare. Forse attorno al Tagliamento, come è successo lungo il corso della nostra Storia, possiamo costruire un pezzo importante del cambiamento che tante persone – e noi con loro – sanno essere necessario.

Massimo Moretuzzo

Segretario del Patto per l’Autonomia, movimento civico e territoriale che crede nell’autogoverno come strumento di innovazione politica, nel 2018 è stato eletto consigliere regionale, riconfermato nel 2023. Da sindaco del suo comune, Mereto di Tomba, ha avviato il Distretto di economia solidale del Medio Friuli. Imprenditore con una lunga esperienza nella cooperazione allo sviluppo, ha coordinato la campagna referendaria “Acqua bene comune” ed è stato tra i fondatori del Forum dei beni comuni e dell’economia solidale Fvg.

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