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Schema PGT
Schema logico del processo della componente strategica del PGT

Programmazione e pianificazione territoriale: a volte ritornano…


Lo scorso 13 novembre l’Amministrazione regionale ha promosso una giornata d’ascolto nella quale ha presentato l’intenzione di procedere verso l’approvazione del Piano di Governo del Territorio, a partire da analogo atto approvato a fine 2013 dalla Giunta Tondo e poi sospeso nella sua applicazione e dagli ulteriori studi avviati dal 2021.

Fra gli interventi si è segnalato quello dell’architetto Enzo Spagna, già direttore regionale della Pianificazione territoriale e anima del Piano urbanistico regionale generale del 1978, primo esempio in Italia di pianificazione di area vasta regionale, che ne ha ricordato alcune caratteristiche, la preparazione, la sospensione delle procedure di approvazione a causa del sisma del 1976, l’entrata in vigore e alcuni episodi della successiva attuazione.

Proprio questo intervento consente una prima considerazione di contesto. I primi decenni di effettiva istituzione, avvio e attività della nostra Regione sono segnati e qualificati dal clima politico italiano del tempo, caratterizzato dalla progressiva convergenza fra democristiani e socialisti attorno ad alcuni temi e metodi di governo, fra cui quelli della programmazione e della pianificazione. Anche il PURG è figlio, per la Regione forse il migliore e certamente il più longevo, di quella cultura politica e amministrativa.

Si può dire che il clima attuale sia ben diverso, non tanto o non solo per i colori delle forze politiche al governo dell’Italia e della Regione, ma per un insieme di fattori che hanno modificato atteggiamenti, priorità, equilibri, poteri.

Siamo passati dalla pianificazione generale e di settore all’opera il cui progetto in sé costituisce variante alla pianificazione; abbiamo attraversato il conflitto degli anni 90 fra Regione e Comuni che, a seguito in particolare dell’elezione diretta del sindaco con un proprio programma amministrativo, ha cambiato rapporti e poteri fra gli enti; siamo arrivati alla pianificazione partecipata ma soprattutto alla perequazione e alla compensazione urbanistica come modello puntuale del rapporto pubblico-privato.

Anche per questi sintetici richiami è da apprezzare e prendere sul serio l’intenzione dell’assessora alle Infrastrutture e territorio Amirante, di riprendere in mano volontà abbandonate e di dichiarare la scommessa. Un lavoro che cercheremo di seguire in questa sede proprio perché rappresenta una sfida di alto livello per le capacità, politiche e tecnico amministrative, della Regione di svolgere quelle funzioni di programmazione e di alta amministrazione che dovrebbero essere sue proprie peculiarità e che, purtroppo, ci sembra di ricordare che in anni recenti abbiano avuto due sole significative occasioni di manifestarsi. Il controverso Piano regionale delle infrastrutture di trasporto, della mobilità delle merci e della logistica del 2011 e il Piano Paesaggistico regionale del 2018, ancora in corso di recepimento nei Piani regolatori comunali.

Per questo abbiamo chiesto al prof. Sandro Fabbro, fra i relatori alla conferenza regionale nonché presidente regionale INU, di richiamare qui alcuni contenuti della sua comunicazione, per aprire un dibattito che vorremmo toccasse anche la gestione del Piano paesaggistico e le diverse relazioni che si dovranno affrontare fra questi due strumenti pianificatori.

Ancora due brevi considerazioni, da aggiungere come invito al dibattito.

Serve una legge ed un indirizzo politico al PGT

La prima di carattere legislativo. Ci si potrebbe chiedere, visto che la legge vigente in materia risale al 2007 con pochi aggiustamenti nel 2008 e nel 2009, se non sia il caso di qualche “rivisitazione” legislativa.

Per esempio mentre già vi sono nelle leggi richiamate acquisizioni del dibattito coevo finalmente recepite dalla legislazione regionale (dal contenimento del consumo di suolo alle procedure partecipative di Agenda 21 agli strumenti della Valutazione ambientale strategica), manca ogni e qualsiasi riferimento – che quindi paradossalmente si suppone potrebbe addirittura non esserci nel PGT prossimo venturo – al riscaldamento climatico, alle strategie di mitigazione e a quant’altro abbia a che fare con il rischio territoriale e delle comunità. Manca anche ogni indirizzo riguardante possibili passaggi di informazione, relazione, collaborazione con i vicini, siano il Veneto, la Carinzia o la Slovenia pur nelle loro diverse qualità istituzionali. Forse si potrebbe, infine, sottoporre a verifica quanto realizzato ed eventuale modificare le previsioni vigenti per i rapporti “orizzontali” e per gli strumenti di collaborazione fra i Comuni e con la Regione in materia, così come esplicitare la qualità del rapporto fra previsioni e strumenti del Piano paesaggistico e del Piano in elaborazione.

La Regione del futuro

L’ultima osservazione riguarda temi e finalità evidenziati dall’assessora come qualificanti il futuro PGT: rigenerazione urbana e non consumo di suolo, regione ponte fra Est ed Ovest, cambiamento climatico (qui c’e!), regione futura per i giovani, nuova normalità fatta di cambiamenti repentini e frequenti da governare.

Su questi un solo appunto, e senza volontà di contrapposizione polemica, al rilievo dato solamente ai giovani come componente del futuro regionale, che, per altro, se si vorrà realizzare le volontà dichiarate di consultazione e partecipazione sembra soggetto difficilmente afferrabile. Possiamo proporre come soggetto degno di attenzione e incisivo per il futuro regionale anche l’insieme della popolazione regolarmente immigrata? Pesarne l’impatto complessivo e le dinamiche sui servizi, sulla residenza, sugli standard urbanistici, anche in questa sede di programmazione di lungo respiro potrebbe essere un segnale di volontà e capacità di integrazione.

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