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il passo giusto dibattito ecopolitico regione

No alla restaurazione delle vecchie Province, sì ad un laboratorio politico per il futuro della Regione


Lo scorso 8 aprile l’Associazione per la Terza Ricostruzione (ATR), di cui sono il vicepresidente, ha organizzato una conferenza stampa presso la sede della Regione a Udine in via Sabbadini, sul tema delle future “Province” nella nostra regione.

L’Associazione per la Terza Ricostruzione è un’associazione politico-culturale, costituitasi due anni fa, non partitica e politicamente trasversale, che ha come obiettivo il rilancio del dibattito democratico in Friuli e in regione in una prospettiva “ecopolitica”, cioè di forte enfasi sulla transizione ecologica ed energetica.

Abbiamo elaborato e pubblicato, a tal proposito, un nostro Manifesto.

Il nostro intento è quello di lanciare una campagna di dibattito e consultazione popolare attorno a questo tema, che secondo noi non viene affrontato da parte delle istituzioni con il dovuto rispetto nei confronti dei cittadini, perché manca un vero confronto politico democratico su un tema che riguarda direttamente il futuro dei territori della nostra regione. Per realizzare tale progetto, abbiamo pensato di costituire un gruppo trasversale di esploratori/facilitatori, che possa fornire, alla fine del mandato, un rapporto pubblico sulle diverse posizioni in gioco.

Cominciamo col dire che il tema è piuttosto complesso, nel senso che molti e vari livelli s’intrecciano: in primis quello politico a quello istituzionale-amministrativo, poi quello identitario a quello economico, e trasversalmente, toccandoli tutti, il livello ambientale (che potremmo chiamare ecosistemico), non trascurando, infine, il fatto che il Friuli-Venezia Giulia è una Regione Autonoma a Statuto Speciale.

Cercherò di chiarire il contesto, senza semplificarlo, prima di esprimere il nostro punto di vista.

Come tutti sanno, l’ente amministrativo “Provincia” è stato soppresso nel 2016, unica regione in Italia ad averlo fatto. L’attuale governo regionale vuole reintrodurre un nuovo ente intermedio tra Regione e Comuni, che, nel disegno di legge costituzionale, viene chiamato “ente di area vasta”. È in corso, infatti, un iter parlamentare che reintrodurrà appunto questo ente intermedio, nello Statuto Speciale della Regione, con “legge costituzionale”. Dopo tale reintroduzione in Statuto, il Consiglio regionale sarà chiamato a legiferare nello specifico di tali “aree vaste” decidendo quali aree vaste attivare e che cosa dovranno fare.

Un dibattito che non può essere sequestrato da nessuna maggioranza

È chiaro, almeno per noi, che un dibattito politico su una questione così rilevante, per essere aperto e democratico, deve poter coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini, deve quindi uscire dalle quattro mura dell’aula consiliare. Deve, cioè, informare tutti sulle questioni in gioco che, in sintesi, riguardano la distribuzione di poteri, oggi in capo alla Regione, nel territorio regionale, in funzione di specifici obiettivi e funzioni. È così importante per noi discutere e dare ascolto alle diverse posizioni, che non trascuriamo neppure l’ipotesi che, sul tema, si possa attivare un referendum consultivo ai sensi dell’articolo 21 della legge regionale n. 5 del 2003.

Vorremmo precisare che la nostra Associazione non ha una posizione univoca nel merito di quante aree vaste creare e di cosa debbano fare. Abbiamo tuttavia la ferma convinzione che non si possano ripristinare le vecchie Province senza preliminarmente valutare, pubblicamente e seriamente, tre punti dirimenti: l’esperienza delle passate Province; le criticità e i bisogni attuali dei vari territori della regione; i poteri che la Regione intende devolvere verso le nuove aree.

È qui che, al livello politico-istituzionale, s’intreccia quello identitario, cui si accennava più su: una banale restaurazione dei vecchi enti non farebbe che consolidare confini amministrativi delineati artificiosamente (si pensi alla funzione di confine del Tagliamento), che magari nel passato potevano avere una loro ragione d’essere, ma che oggi risulterebbero anacronistici e sicuramente incapaci di dare una risposta convincente e concreta ai nuovi scenari geo-politici internazionali e alle criticità economiche, demografiche e ambientali, che sono venuti a configurarsi.

Una scelta che non può essere di semplice restaurazione

Quindi no ad una banale restaurazione di vecchi enti, ma un motivato ed argomentato riassetto dei poteri di area vasta. Ci rendiamo conto che un tale progetto, per poter essere realizzato, ha bisogno di un consenso ampio.

Questo è il motivo che ci ha spinti a costituire il gruppo trasversale di esploratori/facilitatori, che ci aiuterà a promuovere e a riempire di contenuti questo “laboratorio”.

Abbiamo pensato a tre personalità, oggi non impegnate nella politica attiva, ma con ampia esperienza politico-amministrativa pregressa, che avessero già affrontato la tematica delle aree vaste da posizioni molto diverse se non opposte e che fossero anche rappresentative delle principali culture politiche della regione. Sono l’ex sindaco di Tarvisio ed ex vicepresidente della Provincia di Udine Renato Carlantoni; l’ex vicesindaco di Udine ed ex consigliere regionale Vincenzo Martines; l’ex assessore e consigliere regionale, attuale sindaco di Mereto di Tomba, Claudio Violino.

Un gruppo di lavoro per cominciare

Con un mandato di un anno di lavoro, a loro spetterà di arrivare, in piena autonomia operativa, alla costruzione di un rapporto finale dopo aver sentito tutte le voci, a partire da quella del Consiglio regionale, che avranno ritenuto opportuno consultare. Un rapporto che possa dare anche al Consiglio regionale valide indicazioni per la sua funzione legislativa in materia.

Se lo riterranno, potranno inoltre allargare il numero dei partecipanti al loro gruppo, per cercare soprattutto di rappresentare meglio tutti i territori della regione, ma mantenendo sempre l’equilibrio delle aree politico-culturali regionali.

Violino, Martines e Carlantoni si muoveranno dopo le elezioni europee, per evitare eventuali strumentalizzazioni. «Il tema è delicato, ma siamo convinti che si debba dare una risposta articolata ad un problema complesso. Evitiamo quindi le scorciatoie!», ha detto Violino. Per Martines «l’area vasta porta dentro di sé il tema della partecipazione. Il nostro compito sarà di dare attuazione a questo processo». Infine Carlantoni che ha posto l’accento sulla gestione dell’area montana e sul comparto unico: «Oggi le sofferenze dei piccoli Comuni e quindi in prospettiva anche dei futuri enti di area vasta sono legate al personale: bisogna tendere a trattamenti uniformi tra tutti i dipendenti».

Si tratta di un compito non facile, però i cittadini della nostra regione hanno tra le mani uno strumento istituzionale molto potente definito costituzionalmente: quello dello Statuto Speciale all’interno di un’Autonomia regionale. È uno strumento che ci consente di plasmare attivamente il nostro futuro!

Utilizziamolo! Sull’intera questione le forze politiche, sia pro che contro, si giocano la propria credibilità, ma tutti ci giochiamo il futuro e la credibilità della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia.

Vincenzo Cressatti

Nato a Udine, cresciuto in Belgio nella zona mineraria di Charleroi fino alla maturità. Laureato in Lingue e Letterature Straniere all’Università di Udine, con un percorso professionale in ambito Marketing e vendite internazionali nel settore dell’arredo. Pensionato da 2 anni, vuole continuare a contribuire attivamente al bene comune della sua Regione.

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