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Giornata internazionale della Lingua Madre - logo Unesco

Nella lingua madre cultura, identità, emozioni


Oggi è la Giornata internazionale della lingua madre.

Ci ha sempre colpite il richiamo al legame parentale di questa definizione perché offre una prospettiva ricca di significato. Lingua MADRE.

Come una madre, questa lingua ci accoglie. È la prima che udiamo quando veniamo al mondo e definisce l’insieme di suoni che ci culla nella famiglia e nella comunità. Ci guida nei primi confronti, insegnandoci le prime parole e le prime frasi.

Attraverso di essa, impariamo ad identificare e comprendere l’ambiente che ci circonda, ad esprimere le nostre emozioni e a connetterci con gli altri.

Quando parliamo la nostra lingua madre creiamo un legame unico e profondo perché attraverso essa esprimiamo i nostri sentimenti più intimi, con sincerità e profondità genuina, come se ogni parola avesse un sapore speciale, un suono che vibra nell’anima, portando con sé l’autenticità delle emozioni che vogliamo trasmettere.

Le nostre parole possono così diventare carezze, che avvolgono chi ci sta vicino in un abbraccio di affetto o sferzate di schiettezza, che proprio per il loro suono, raggiungono l’intensità del vero.

E proprio come una madre, la lingua madre diventa un legame che ci unisce alla famiglia, alla comunità, alle nostre radici e al nostro passato.

Così, uscendo dall’individuale e ampliandone l’effetto, ogni lingua madre è intrisa di storia e di significato perché è plasmata dalle esperienze e dalle sfide del popolo che la parla e contiene in sé le tracce dei suoi trionfi e delle sue sconfitte.

Per questo influenza il nostro modo di pensare, di percepire il mondo e di relazionarci con gli altri.

Attraverso la lingua madre infatti non trasmettiamo solo parole, ma anche valori e modi di pensare che ci sono stati tramandati da generazioni. Ogni lingua infatti porta con sé le peculiarità della cultura da cui proviene: attraverso i suoni unici, le espressioni idiomatiche, le sfumature di significato che possono essere comprese solo da coloro che conoscono intimamente quella lingua e la cultura che rappresenta, la lingua riflette non solo informazioni, ma anche emozioni, le esperienze, i valori e modi di vedere il mondo peculiari della cultura e dell’identità del parlante oltre che le prospettive della società che la parla.

Conserviamo il patrimonio culturale della nostra comunità e tramandiamo le nostre esperienze per mezzo di questo filo rosso che lega le generazioni passate a quelle future, trasmettendo la preziosa eredità immateriale dell’identità e dei sentimenti attraverso il tempo e lo spazio. Ne sono una dimostrazione vivente i nostri migranti, che pur lontani da questa terra mantengono il legame con essa anche coltivando la lingua dei loro avi.

Lingua madre e l’identità sono quindi strettamente intrecciate e la lingua che parliamo è spesso uno degli elementi fondamentali che definisce chi siamo.

Ma la lingua madre è più di un semplice strumento di comunicazione culturale. È anche un potente strumento di empowerment. Attraverso la padronanza della propria lingua madre una persona acquisisce una maggiore fiducia in sé e una più profonda comprensione del proprio mondo, presupposti necessari per costruire un terreno fertile in cui elaborare e far sviluppare idee e, a seguire, azioni.

In un mondo sempre più indirizzato alla “efficienza” assistiamo a continui processi di omogeneizzazione che purtroppo minacciano seriamente anche la sopravvivenza delle lingue madri. Il rischio è che scompaiano in nome di una “ottimizzazione funzionale” preceduta da politiche linguistiche oppressive o discriminanti, dirette o indirette, che svalutano o proibiscono l’uso delle lingue minoritarie.

In queste situazioni, le persone possono sentirsi forzate a rinunciare alla propria lingua madre per evitare ripercussioni sociali o addirittura (come nel nostro passato non troppo distante) legali. Così, la discriminazione linguistica diventa parte attiva nell’erosione del senso di identità.

Ma l’abbandono delle lingue e culture locali in favore di “lingue e culture globali” mette a rischio non solo le diversità linguistiche e culturali del mondo intero, ma anche, nel medio e lungo termine, le capacità individuali di cultura critica.

Proteggere e promuovere le lingue madri è quindi un passo fondamentale per preservare la ricchezza e la varietà del patrimonio culturale dell’umanità; è un dovere che abbiamo nei confronti delle generazioni future per garantire che ogni individuo possa esprimere pienamente la propria identità e comporre quell’insieme di diversità che favorisce l’evoluzione.

Perché una lingua madre è molto più di un insieme di parole e regole grammaticali: è un pilastro fondamentale nella formazione e nell’espressione della nostra identità e della nostra cultura, un mezzo attraverso il quale ci connettiamo alle nostre radici, alla nostra cultura e alla nostra comunità e trasmettiamo il nostro patrimonio costruendo il nostro futuro nella complessa e affascinante varietà del mondo.

Rossella Malisan e Stefania Garlatti-Costa

Rossella Malisan, vicesegretaria del Patto per l’Autonomia. Laureata in lingue e letterature straniere, consigliera comunale di Bertiolo, attiva in numerose associazioni di volontariato e per la parità di genere. Stefania Garlatti-Costa. Traduttrice e interprete, componente del direttivo del Patto per l’Autonomia, consigliera comunale di Udine con delega a Identità friulana e plurilinguismo.

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