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Trattori protesta PAC

Lotte contadine nel XXI secolo


Johan Vollenbroek. Chi è costui? Forse una delle persone all’origine delle rivolte contadine che ormai dilagano in tutta Europa. Per saperne di più: https://www.agrifoodtoday.it/ambiente-clima/chimico-ambiente-olanda-contadini.html e si capisce l’inizio della storia.

I media iniziano a seguirla nel marzo del 2023. Da alcuni mesi in Olanda (siamo nel secondo paese esportatore di prodotti agricoli al mondo) prima e nel Belgio fiammingo poi i trattori si fanno vedere in città. La protesta contro i governi riguarda, particolarmente, la legislazione applicativa delle norme comunitarie che, per ridurre le emissioni (del 50% nel 2030) di azoto dovute all’utilizzo massiccio di fertilizzanti ed alle deiezioni degli allevamenti intensivi, prevede la riduzione dei capi, quindi in prospettiva dei bilanci aziendali. Leader del movimento di protesta parlano del rischio di espropri per le aziende che non si adeguino. Il piano governativo prevede la possibilità di acquisti statali delle attività più inquinanti.

C’era una volta in Olanda

Il botto avviene poco dopo. Nel marzo in Olanda si vota per il rinnovo delle “province” olandesi, il cui esito determina però anche il rinnovo della composizione del Senato statale. Il movimento BBB (Boer Burger Beweging – Movimento contadino-cittadino) sfonda raggiungendo una percentuale media del 19%, con punte del 33% e conquistando 15 dei 75 seggi senatoriali. Il partito dei contadini aveva ottenuto un solo seggio alle elezioni della Camera bassa del 2021. Con i risultati di queste elezioni per il Senato diventa ora la prima forza politica nei Paesi Bassi. Il partito del premier Rutte prende 10 seggi, inizia la crisi politica e a luglio il governo si dimette.

Alle elezioni della Camera bassa (l’unica direttamente elettiva, dove vota il 77% degli aventi diritto) del novembre del 2023 il premier Rutte, uno dei “volti noti” del liberismo e dell’austerità europea, se ne va a casa; il socialista Timmermans dimessosi da vicepresidente della Commissione, dove deteneva la delega alla transizione ecologica, per candidarsi al governo arriva secondo con la lista di verdi e socialisti alleati (26 seggi); il primo posto (37 seggi su 150) va alla estrema destra di Wilders. Praticamente sparisce un altro partito di destra. Il BBB conquista 7 seggi. Essendosi caratterizzato non solo come “partito dei contadini” ma anche come sostenitore dei valori tradizionali e conservatori dell’Olanda sia a livello sociale che di morale, non è peregrino pensare possa coalizzarsi con l’estrema destra che anche qui parla di uscita dalla UE, stop all’immigrazione incontrollata e alle “moschee”. I media italiani al momento non danno notizie sulle trattative in corso per il governo, ma risulta che a suo tempo Rutte ci mise 270 giorni per fare il suo. Forse è troppo presto…

Tocca alla Polonia

Quasi in contemporanea, a partire dall’aprile del 2023, una “questione contadina” comincia ad agitare il rapporto fra Polonia ed Ucraina, toccando poi la Slovacchia e la Romania. Con una copertura dei media significativa, anche se un po’ imbarazzata perché potrebbe far pensare ad una mancanza di solidarietà “fra occidentali”. Le manifestazioni più evidenti, o più raccontate, avvengono sui confini polacchi dove, contadini prima ed autotrasportatori poi, bloccano i valichi contro le misure comunitarie di “parificazione” (se non di vantaggio, confronti precisi non sono rintracciabili sui media generalisti) dei prodotti agricoli importati e dei vettori ucraini.

Ancora adesso le cose non sembrano avere un epilogo certo ed anche in Polonia la vicenda si è intrecciata per mesi con conflitti con la Commissione, in vista di una scadenza elettorale particolarmente combattuta che ci ha infine regalato un altro grande Paese europeo diviso verticalmente in due parti politiche.

Sotto Natale le prime notizie filtrano dalla Germania e l’8 di gennaio vede le prime grandi manifestazioni dei contadini tedeschi. I media coprono e i commenti politici piovono. Siamo ormai alla cronaca recente con le proteste in Francia e quelle in Italia, al momento forse le più sparute visto l’evidente posizionamento della Coldiretti, di gran lunga la maggiore organizzazione del mondo agricolo, in totale sintonia col governo. E infine, recentissime, le civili manifestazioni sotto ai palazzi di Bruxelles e una prima concessione della Commissione (anche là c’è aria elettorale) , sia sui dazi ai prodotti ucraini che ad alcune delle richieste di deroga e rinvio di misure del Green Deal. Ai governi nazionali di concedere altro.

I motivi sembrano essere ovunque gli stessi: senza contributi pubblici (ad esempio del diesel agricolo) i costi di produzione aumentano; i prezzi di vendita delle derrate sono troppo bassi; le produzioni straniere o non rispettano le norme UE o hanno prezzi troppo bassi. Ma soprattutto un nemico è certamente lo stesso: la Commissione se non l’Unione Europea tout court e le sue politiche agricole, “ideologiche”, “burocratiche”, “follie green”.

Nelle argomentazioni e nelle letture queste proteste ricordano e si intrecciano con altre questioni, agroalimentari e non. La carne sintetica. Una nuova generazione di OGM. Le farine di insetti… Poi le auto elettriche, inefficienti, costose, imposte dalla Commissione europea, che favoriscono l’industria cinese… Il tutto in ossequio ad una assurdità pseudo-scientifica per cui il riscaldamento globale sarebbe colpa dell’uomo…

Quando il “disagio sociale” è raccolto da forze politiche

Queste ed altre affermazioni più o meno apodittiche, sono proposte come il senso comune e soprattutto uno dei passaggi attraverso i quali una nuova destra si sta affermando nei vari Stati d’Europa, erodendo progressivamente basi tradizionali del consenso del centro politico, oggi contendendo interi gruppi sociali largamente protetti nel tempo dalle politiche comunitarie, spostando progressivamente a destra opinioni e comportamenti, ricostruendo nuovi protezionismi e nazionalismi.

Vuol dire che la protesta contadina è in sé “di destra”? E che tutte le argomentazioni sono strumentali e “ideologiche”?

In realtà nel 2023 ed ancor oggi in Europa non ci sono state solo proteste contadine. In Francia le manifestazioni e gli scioperi contro la riforma delle pensioni, risolta solo con una forzatura politica. In Germania gli scioperi dei ferrovieri, del personale sanitario e degli insegnanti ancora in corso.

I motivi in realtà sono assimilabili a quelli dei contadini (fra i quali è intuitivo immaginare vi siano disparità socioeconomiche non trascurabili e solo la pigrizia può vederli come fossero un gruppo sociale omogeneo). L’inflazione e la crescita dei prezzi. L’aumento del costo del denaro. La crisi finanziaria degli Stati pur diversamente motivata e con diversi gradi di gravità. Lo smantellamento dello stato sociale europeo. E sullo sfondo le due guerre in Ucraina, a Gaza e nel mar Rosso, con la crisi di modelli energetici consolidati e di relazioni politiche ed economiche.

Cercare di analizzare, comprendere e/o confutare i motivi di questa protesta contadina è urgente, e cerchiamo anche qui di dare alcuni argomenti. Ma questa protesta non è tutta una rivolta corporativa e populista, è un segnale dei cambiamenti in corso, della difficoltà dei tempi. Le diverse destre hanno costruito un modello interpretativo, una lettura ideologica, di quel che sta accadendo. I centri liberali e cristiani tradizionali più o meno convintamente dimostrano di potersi adeguare. Altri manifestano ancora fedi incrollabili in questo europeismo. Ma qualcosa di più, non solo nelle politiche di ogni giorno, è necessario.

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