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Lapide Cossetto

La storia Norma-lizzata non costruisce futuro


«E così hanno normacossettizzato anche il Liceo classico. Ma perché la destra fascista ha così tanto bisogno di Norma Cossetto? Lei che, paradossalmente, invece si dovrebbe definire vittima del fascismo, dei 20 anni di distruzione e morte che il pelatone inflisse agli sloveni e che furono la causa della fine tragica dell’eroina della destra? Fine terribile. Fine che fece in quanto fascista, non in quanto italiana».

Non le manda a dire Andrea Picco del Forum, consigliere di opposizione in Comune a Gorizia. Come dargli torto, visto che anche quest’anno le celebrazioni delle giornate della memoria sono state all’insegna della divisione e del revisionismo. Ricordi parziali, distorti, agitati per dividere e non per superare le lacerazioni frutto del ventennio fascista e del suo tragico epilogo.

Si è cominciato col Giorno della memoria delle vittime nei campi di sterminio nazisti, ridotto nelle celebrazioni ufficiali a ricordo di alcune decine di ebrei deportati, ignorando che la stragrande maggioranza dei 3 mila deportati dalla provincia di Gorizia erano antifascisti e partigiani, in gran parte sloveni. Giornata preceduta dal consueto raduno dell’associazione Decima Mas, accolta nella casa comunale, con i suoi labari, da un’assessora con fascia tricolore. Nostalgici del peggior fascismo repubblichino, servo dei nazisti tra il ’43 e il ’45, ma che a Gorizia si vogliono onorare come combattenti per l’italianità. E non poteva mancare un manipolo di CasaPound che, poco dopo, in piazza Transalpina, luogo simbolo della Capitale Europea della Cultura GO!2025, hanno srotolato uno striscione inneggiante a “Gorizia, capitale di italianità”.

Quale cultura europea si vuole celebrare nel 2025?

Vicenda che ha fatto infuriare il sindaco di Nova Gorica, Samo Turel, con una dura presa di posizione sulla pagina ufficiale del comune sloveno e su quella di Go!2025 e da quest’ultima poi rimossa. Misteriosamente? Neanche tanto. Possiamo immaginare gli strepiti e le urla del primo cittadino goriziano Rodolfo Ziberna, toccato nel vivo della sua italianità nostalgica e decimomassista.

Cose che succedono, si dirà. Peccato che succedano ad un anno preciso da un evento come Go!2025 che avrebbe dovuto sancire il superamento delle divisioni e la ritrovata serenità nel nome della cultura e della convivenza. Dietro i sorrisi a trentadue denti, le pacche sulle spalle e le smargiassate col calicetto in mano si intuisce la pochezza di chi sulle contrapposizioni etniche ha sempre prosperato in mancanza di qualsiasi visione di futuro. E che rischia di trasformare in sagra quello che dovrebbe essere un punto di svolta per le due città.

Si preferisce rimestare nella storia, distorcerla, perpetuare divisioni e rancori. E vai allora con Norma Cossetto eletta ad emblema degli italiani brava gente, vittime –  non si capisce perché – della barbarie slava e comunista. Ecco che il 10 febbraio si precetta il Liceo classico Dante Alighieri per apporvi una targa-ricordo della Cossetto, già allieva dell’istituto, “giovane studentessa istriana, catturata e imprigionata dai partigiani slavi”, “lungamente seviziata e violentata – recita la targa – dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba”.

Dubbi e perplessità della dirigente, dei docenti, degli studenti. Ma non si discute. Gli ordini arrivano dall’alto, la lapide reca l’insegna del Ministero dell’Istruzione e del Merito, rappresentato per l’occasione dalla sottosegretaria Paola Frassinetti, attorniata dai notabili locali, il sindaco Rodolfo Ziberna e l’assessore regionale Sebastiano Callari a celebrare “una vera eroina del nostro tempo”, insieme a Luca Urizio della Lega Nazionale, già indefesso cercatore di foibe inesistenti tra i Colli Orientali.

Negare le identità, negare le complessità

Certo, non è che non si dovesse ricordare la Cossetto nella scuola da lei frequentata prima della sua tragica fine nell’ottobre 1943 in una foiba in Istria. Ma la vicenda andava contestualizzata nei fatti storici del tempo. E soprattutto si poteva e si doveva ricordare che la stessa scuola era stata frequentata da un’altra vittima: Milojka Štrukelj, del 1925, 5 anni più giovane della Cossetto, di Solkan (Salcano) frazione di Gorizia, che a 16 anni si era unita come attivista alla resistenza slovena. Arrestata nel settembre del ‘42 dai fascisti finì in carcere a Trieste, Roma e Trento, per essere liberata alla caduta del fascismo nel luglio del ‘43. Morì il 27 gennaio del ‘44 a Cerkno nell’eccidio di giovani della scuola quadri partigiana per mano dei nazifascisti.

Due studentesse della stessa scuola, vittime entrambe della storia del ventesimo secolo che ha lacerato queste terre e i popoli, italiano e sloveno, che vi convivono. Quale occasione migliore per ragionare del passato in modo pacato e obiettivo, con metodo storiografico, come la scuola per sua missione dovrebbe fare, e non per agitare come una clava memorie parziali e distorte. Giammai – il diktat di Luca Urizio – il nome di una “slavocomunista” andava accostato a quello sacro della Norma.

Accostamento che invece, meritoriamente, la scuola aveva fatto, accompagnando gli studenti in un percorso di riflessione sulle tragiche vicende di entrambe le studentesse. È per questo motivo che tanto gli studenti quanto il corpo docente hanno visto nell’imposizione di una targa e di una celebrazione, che santifica una delle vittime e condanna all’oblio l’altra, un sopruso.

Per la scuola una lezione di memoria, storia e democrazia

I ragazzi delle quinte liceali non hanno preso parte alla cerimonia che per loro assumeva il significato di una mistificazione. Come spiega Michele Di Luca, rappresentante d’istituto, si sono sentiti turbati «dall’indelicatezza riguardante un tema molto sentito e vissuto in questo luogo di confine» e «dalle agghiaccianti affermazioni e comportamenti da parte delle figure di spicco della commemorazione». Hanno anche affrontato di petto la sottosegretaria Frassinetti, chiedendole di dichiararsi antifascista e ricevendone un secco “no”. Ne hanno anche per Luca Urizio, «apparso talmente ostile verso gli interventi degli studenti da interrompere il confronto».

Quel che più disturba gli studenti è la targa affissa nell’atrio della loro scuola, dove “con la parola “slavi” si dà una connotazione negativa non solo a coloro che attuarono le violenza, ma di fatto a tutto il popolo del nord-est”. Scelta non casuale – dicono –, ma volta a difendere quella “italianità” di cui la Lega Nazionale si fa paladina. In vista di GO!25, dove Gorizia e Nova Gorica dovrebbero abbattere i confini etnici e linguistici, «pare che l’utilizzo di questa parola sia fine a un’ennesima divisione che non è per nulla in linea con la volontà e la coscienza dei cittadini». Gli studenti pertanto respingono «il tentativo evidente di revisionismo storico e utilizzo delle scuole per una narrazione di parte» e auspicano che le istituzioni prevedano una commemorazione di analoga portata anche per Milojka Štrukelj.

Studenti sostenuti dal corpo docente. Un’ottantina dei 120 insegnanti del polo liceale hanno infatti sottoscritto una lettera pubblica in cui definiscono l’iniziativa, «disposta e organizzata dal MIM nella nostra scuola, un atto impositivo, che non ha previsto forma alcuna di consultazione del personale docente, né spazi di dibattito, discussione e valutazione negli Organi collegiali istituzionali». I docenti affermano che «le scuole pubbliche non sono proprietà privata di nessuno, non del Ministero che le sovraintende, non di Associazioni esterne (…), nel caso di specie di tendenza neo-nazionalista, non esente da spiriti revanscisti». Piuttosto ci si sarebbe dovuti affidare ad enti e personalità «di chiara e consolidata professionalità storica, le cui ricerche siano improntate ad una metodologia rigorosamente scientifica». E su questa via approdare a Nova Gorica-Gorizia GO!2025.

Insomma, nella loro foga revanscista la destra, quella nazionale e quella goriziana, stavolta l’ha fatta fuori dal vaso. E ci si sta impiastricciando in modo disgustoso.

Marko Marinčič

Giornalista, editorialista del Primorski dnevnik e collaboratore di altre testate, già Assessore provinciale e consigliere comunale a Gorizia.

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