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STOP AL CODICE DELLA STRAGE

Il ddl Salvini sul codice della strada è un attentato all’autonomia


Il disegno di legge C. 1435, anche detto ddl Salvini sul codice della strada, rappresenta un drammatico passo indietro rispetto a tutti gli sforzi tesi alla sicurezza stradale che si sono fatti negli ultimi anni. Questo è un dato di fatto che è stato ben sottolineato il 28 febbraio 2024 a Bologna nell’incontro di amministratrici e amministratori e associazioni da tutta Italia e di ogni parte politica sulla sicurezza stradale e sulle città 30 organizzato dal Comune di Bologna e dall’Alleanza per le Transizioni Giuste (si può vedere l’intera registrazione dell’evento qui)

Avevamo già parlato su Il Passo Giusto delle motivazioni per cui il principale nemico dell’incolumità delle persone che usano la strada, che sia a piedi, in bici, ma anche con mezzi motorizzati, è la velocità eccessiva. Se la velocità è tra le prime cause di incidente – ed è un fattore che ne aggrava sempre le conseguenze, volendo andare a incidere veramente sugli enormi problemi in termini di perdite di vite umane, danni psicologici ai sopravvissuti, lesioni gravi temporanee o permanenti e i conseguenti costi economici e sociali -, agire sulla riduzione della velocità è la chiave per limitare i danni. E farlo nei centri urbani, dove avvengono il 73% degli incidenti, deve essere un’azione prioritaria. Ma non è l’unica ragione per cui nelle nostre città bisogna rimettere al centro le persone: rallentare le auto e disincentivare il traffico automobilistico nei centri urbani significa anche ridurre l’inquinamento atmosferico e acustico, e costruire quella che viene definita la città delle relazioni.

Gli effetti positivi della misura sono stati dimostrati in tutte le città in cui la stessa è stata applicata, ma neanche questa prova empirica è bastata a placare il Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che con questa proposta di legge – in modo del tutto ideologico – vuole andare a penalizzare proprio ciò che è parte della soluzione, e non del problema: la mobilità sostenibile. Lo fa colpendo tutte le innovazioni che erano state introdotte nelle recenti revisioni del codice della strada, come le corsie ciclabili. Lo fa colpendo la possibilità di sanzionare chi viola i limiti, rendendo sostanzialmente impossibile l’installazione di autovelox (che sono invece un formidabile strumento preventivo più che sanzionatorio). Ma soprattutto andando a togliere possibilità di intervento a chi i territori li amministra.

Il codice della strada, del 1992 e più volte modificato, prevede che siano i Comuni a stabilire i limiti di velocità. Questa proposta di legge ha, dunque, diversi problemi: di costituzionalità, di legalità, di competenze, di responsabilità (lo spiega bene qui il Professore costituzionalista dell’Università di Bologna Andrea Morrone).

Al di là delle questioni giuridiche, il fatto che i limiti di velocità nelle singole strade di una città venga deciso da Roma, da chi il territorio non lo conosce e non lo rappresenta, è una vera e propria assurdità. E risulta oltremodo paradossale che proprio chi ha basato la sua carriera politica sull’autonomia a suon di slogan tipo “padroni a casa nostra” ora voglia andare a distruggere ogni possibile autonomia dei Comuni, e dunque l’autodeterminazione delle comunità, minando la possibilità di fare scelte legate alla sicurezza e al benessere della cittadinanza, che una sindaca o un sindaco è tenuto a tutelare. Perché quando parliamo di Città 30 parliamo di urbanistica, di trasformazione dello spazio pubblico, di tutela del commercio locale e di promozione degli stili di vita sani, di contrasto al cambiamento climatico, di prevenzione di malattie cardio respiratorie e anche di mobilità. E su questo è stato chiarissimo il Sindaco di Olbia, di centrodestra, che ha sottolineato fermamente, dichiarando che mai avrebbe tolto il limite 30 nella sua città (prima città 30 in Italia): «Fate le leggi, ma fateci decidere almeno come vuol vivere la nostra comunità!».

Durante l’incontro di Bologna, De Pascale, Sindaco di Ravenna, ha ben ribadito che non esiste solo l’autonomia egoista, che è quella che abbiamo imparato a conoscere nelle espressioni più becere della Lega Nord agli albori e delle proposte sull’autonomia differenziata qualche mese fa. Esiste – e noi riteniamo vada fortemente sviluppata – anche l’autonomia solidale, nella quale i singoli territori assumono le decisioni che impattano sulle singole comunità, mentre insieme, con generosità, si decidono i temi che riguardano tutto il paese. Autonomia dunque, nella accezione che a noi del Patto per l’Autonomia è cara e propria, significa autodeterminazione dei territori, ma anche la possibilità di emulare esperienze positive che qualche altra comunità abbia sperimentato. Il che rende le città luoghi privilegiati dove si realizza l’innovazione e dalle quali possono diffondersi fondamentali semi di cambiamento.

Le nostre città si sono sempre trasformate nella storia. Nel suo intervento Massimiliano Tarantino, Direttore della Fondazione Feltrinelli, ha fatto un excursus di come le città siano passate dalla città-fabbrica alla città-snodo, fino alla città-effimera (digitale). Non possiamo che essere d’accordo con lui sul fatto che sia necessario interrogarci sulla dimensione collettiva delle nostre città trovando un bilanciamento tra città-opportunità e città-felicità, senza che queste due tendenze possano essere in contrapposizione. E la necessità della società adesso è chiara e urgente: rimettere al centro degli spazi urbani le persone e la costruzione di socialità e di qualità della vita.

Per questo, dal 9 al 12 marzo ci sarà la mobilitazione “Stop al codice della strage – La sicurezza ha un’altra direzione” in tutta Italia, sia fisica che digitale, che  sosteniamo.

A Trieste si terrà un volantinaggio domenica 10, alle 10, davanti alla Prefettura.

A Udine flash mob sabato 9 marzo, dalle 18 alle 18.30, in piazzetta del Lionello.

 

Giulia Massolino

Giulia Massolino, dottorata in ingegneria dell’energia e dell’ambiente, con master in comunicazione della scienza, economia blu sostenibile e studi di futuro. Da sempre attiva nell’associazionismo, dopo esser stata Consigliera comunale con Adesso Trieste, di cui è co-fondatrice, è attualmente eletta in Regione con il Patto per l’Autonomia.

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