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Referendum-voglio-scegliere

Firma il referendum per chiudere il ventennio dei nominati


Il 15 giugno è partita la raccolta delle firme per il Referendum contro l’attuale legge elettorale, il cosiddetto Rosatellum. Sarà possibile firmare sulla piattaforma attraverso lo spid o con la carta d’identità elettronica oppure, in modo più tradizionale, ai banchetti che saranno indicati sul sito  https://www.iovoglioscegliere.it che raccoglie le informazioni sulle attività del Comitato Referendario. Qui è visibile anche, per chi volesse rifare un punto sul tema, un commento e una spiegazione delle modalità di funzionamento dell’attuale legge elettorale.

Il comitato ha raccolto il testimone delle lotte del compianto Senatore Felice Besostri, scomparso a gennaio, che aveva dedicato tante energie alle battaglie per una legge elettorale democratica che riconsegnasse ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti. Entro i confini consentiti dallo strumento referendario, si chiede, appunto, la cancellazione di parti indigeribili del Rosatellum”.

Si ricorda che Presidente d’onore del Comitato è Giorgio Benvenuto, presidente l’ex ministro Elisabetta Trenta, mentre i vice presidenti sono Raffaele Bonanni, Sergio Bagnasco ed Enzo Palumbo. Ne fanno parte, tra gli altri, Paolo Antonio Amadio, Roberto Biscardini, Nicola Bono, Francesco Campanella, Marco Cappato, Vittorio Delogu, Giuseppe Gargani, Giuseppe Gullo, Matteo Emanuele Maino, Mario Walter Mauro, Erminia Mazzoni, Enzo Paolini, Mario Tassone, Nella Toscano, Mauro Vaiani.

Quattro quesiti

I quattro quesiti su cui si raccolgono le firme riguardano:

1) abolizione del vergognoso voto “congiunto”

2) abrogazione delle soglie di accesso, che impediscono a liste locali e candidati indipendenti di accedere alle istituzioni

3) abolizione dell’esenzione dalla raccolta di firme per i partiti già parte del sistema (la raccolta delle firme viene resa sempre più difficile per i nuovi movimenti, perché coloro che già fanno parte del sistema se ne sono esentati)

4) abrogazione delle scandalose multicandidature (che con la scusa di valorizzare in campagne mediatiche i leader, producono l’effetto perverso di togliere all’elettore ogni visibilità su chi sarà veramente eletto al posto del “caro leader”)

Si potrà dire che sono solo delle picconate alle attuali èlite politiche, ma questo è quanto possibile con lo strumento del referendum abrogativo. Il Comitato Referendario ha incoraggiato anche la presentazione di una legge di iniziativa popolare per introdurre nelle circoscrizioni la possibilità per l’elettore di scegliere una donna e un uomo (non si tratta di un ritorno alle antiche preferenze che i cittadini abolirono nel 1991, sia chiaro!). La relazione illustrativa e l’articolato della proposta sono presenti nella sezione Documenti.

Nulla di ciò che sta a cuore a chi conduce battaglie politiche nella Repubblica sarà possibile, se non si pone fine al ventennio dei ‘nominati. Dal 2005, anno di entrata in vigore del Porcellum, il Parlamento non è più composto da rappresentanti, ma da nominati selezionati dai rispettivi capo-partito. Siano essi stati di destra, di sinistra, di centro, tecnici competenti o populisti impreparati, i risultati dei ‘nominati’ sono davanti agli occhi di tutti: da oltre vent’anni la politica non produce più riforme, ma solo slogan che avvelenano l’opinione pubblica. E il Parlamento conta sempre meno nel dibattito politico. Sempre meno cittadini vanno a votare. Troppi elettori si sono ridotti a tifosi dell’uno o dell’altro leader che occupa la scena mediatica. Picconiamo il Rosatellum per riprenderci il diritto di eleggere, territorio per territorio, una nuova generazione di rappresentanti.

Un Parlamento composto in gran parte da persone che non devono rendere conto ai propri elettori non può produrre nulla di buono e anche questo crediamo sia evidente a molti. Cerchiamo quindi 500.000 concittadini, di ogni convinzione e cultura politica, che comprendano la gravità della crisi della rappresentanza e che siano disposti a unirsi in una battaglia per riparare la democrazia italiana.

Ci diamo tempo fino al 15 settembre. Al lavoro!

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