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Europeada

Europeada, Schleswig e Nazionâl Furlane. Un debutto


La penisola dello Jutland si estende tra il Mare del Nord che la bagna a occidente e il Mar Baltico che la lambisce a ponente, coperta da boschi di latifoglie e da estese brughiere; è madre dell’odierna Danimarca, è figlia di una storia antica.

Da sempre terra di passaggio di popolazioni e relative culture, è stata abitata dai Cimbri durante il periodo romano ed in seguito colonizzata dagli Juti; da questi prende proprio il nome: “Jut-land”, infatti, significa letteralmente “terra degli Juti”.

La popolazione germanica che nel V secolo, insieme a Frisoni e Sassoni, ne sfruttò la posizione strategica come porto di partenza per la traversata del Mare del Nord, in cerca di fortuna su quelle terre che i Romani chiamavano Britannia.

Questa regione dell’Europa settentrionale è stata fin dal Medioevo un territorio giuridicamente indipendente che già a partire dal XIII secolo era dotato di leggi proprie ed autonome.

Nella storia, uno degli avvenimenti più noti legati a questo territorio è la battaglia dello Jutland del 1916, la più grande battaglia navale mai avvenuta, che vide contrapposte la Kaiserliche Marine tedesca e la Royal Navy britannica in uno scontro che produsse migliaia di vittime e – come gran parte delle battaglie – nessun effettivo vincitore.

Terre di confine che si costruiscono il futuro

Oggi lo Jutland per la maggior parte è un territorio appartenente al Regno di Danimarca, tranne per la sua porzione meridionale, facente parte di uno dei sedici Stati federati tedeschi e che prende il nome di Schleswig-Holstein.

La regione dello Schleswig (dal nome dell’omonima città) ha, però, una connotazione geografica più ampia che si estende al di là dei confini tedeschi in quello che è noto come Schleswig settentrionale (o Jutland meridionale), facente parte, appunto, del Regno danese.

I confini di questa regione ebbero origine nel XIV secolo sottoforma di ducato che storicamente ha sempre rappresentato un punto di interesse per i governanti e strategico per il commercio, da qui infatti passavano – e tuttora passano – le merci che dal Baltico raggiungono l’Atlantico.

Fu un luogo strategico anche per la Prussia, sotto la quale la provincia di Schlewsig-Holstein rimase fino al 1920, quando, in seguito al trattato di Versailles si tenne il referendum che portò all’attuale spartizione della regione in due Nazioni differenti.

Inevitabilmente, alla divisione del territorio seguì un lascito consistente di minoranze su entrambi i lati della appena nata “frontiera”; molti tedeschi rimasti nello Schleswig settentrionale in Danimarca e molti danesi rimasti nello Schleswig-Holstein in Germania.

Al giorno d’oggi, la tutela che viene riconosciuta all’identità di queste minoranze è tale da aver portato alla formazione di un GECT (Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale), ovvero una struttura di cooperazione transfrontaliera con personalità e capacità giuridica fra i due territori; tramite il quale, la minoranza tedesca e quella danese collaborano efficientemente e “senza confini”.

La regione dello Schleswig, parte integrante dell’interessante storia della penisola dello Jutland, rappresenta in questo senso un modello esemplare di cooperazione tra Nazioni, di rispetto tra culture diverse e di tutela, salvaguardia e promozione dei diritti delle minoranze che qui vivono e convivono.

Il campionato delle Nazioni senza stato

Sarà per queste caratteristiche uniche che lo Schleswig è stato scelto come palcoscenico per la quinta edizione dell’Europeada, il Campionato europeo di calcio delle minoranze nazionali autoctone; il cui slogan non a caso recita: “between the seas”.

Dal 28 giugno al 7 luglio 2024, infatti, sul confine tra Germania e Danimarca, tra il Mare del Nord e il Mar Baltico andrà in scena il torneo calcistico internazionale maschile e femminile organizzato dal FUEN (Federal Union of European Nationalities) che raggruppa al suo interno più di mille partecipanti e ben 36 formazioni pronte a battersi sul campo.

Questa manifestazione sportiva include rappresentanze di minoranze nazionali, nazioni senza Stato e gruppi linguistici autoctoni d’Europa; tutti presenti insieme al fine di perseguire importanti obiettivi: connettere le minoranze tra di loro, rendere visibili alla società sfide e problematiche delle comunità di minoranza e rafforzare territori e regioni dove esse vivono.

La stessa organizzazione dell’Europeada definisce così il proprio scopo sociale: “Il calcio è una lingua mondiale che tutti capiscono. Non esiste un argomento che unisca così tante persone al di là dei confini nazionali e linguistici come lo sport. Attraverso il divertimento del gioco, la competizione e la sfida, le persone si conoscono meglio, superano le barriere e sviluppano amicizie. Per le minoranze nazionali autoctone, Europeada offre la possibilità di incontrarsi, scambiare idee, imparare gli uni dagli altri e scoprire che ci sono molte altre comunità in Europa che affrontano sfide simili. Alla fine, l’esperienza importante è: insieme siamo unici”.

Quale luogo migliore, dunque, per dare vita ad una kermesse sportiva che si fonda sulla tutela e la promozione della diversità culturale se non la regione dello Schleswig?

Da sempre terra di confine, invasa e vissuta da popolazioni diverse e varie, ma che ha sempre mantenuto una propria identità intrinseca ed indipendente; la situazione diventa ancora più interessante se a questo contesto si aggiunge che, per la prima volta nella storia, parteciperà anche una nazionale di calcio friulana.

Ebbene sì, guarda caso il Friuli, da sempre terra di confine, invasa e vissuta da popolazioni diverse e varie, ma che ha sempre mantenuto una propria identità intrinseca ed indipendente, parteciperà – per la prima volta nella sua storia – con una propria nazionale all’Europeada, proprio quando questa si tiene nella regione dello Schleswig.

Il calcio, un rito

Due terre dalla storia simile, sulle quali vivono popoli dall’identità distinta e viva, ma dal cuore multietnico, transnazionale e plurilinguistico che sui confini geografici non hanno mai eretto barriere, ma edificato ponti; due regioni fondate su quel dinamismo culturale che caratterizza le terre di frontiera e che oggi si ritrovano insieme per giocare a pallone.

Quello sport che Pier Paolo Pasolini definiva come: “… l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre sono in declino, persino la messa, il calcio è l’unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro”.

Costituire una nazionale di calcio del Friuli per partecipare ad una competizione internazionale il cui scopo primario è tutelare le minoranze, si basa allora anche su quanto detto dal poeta di Casarsa, in particolare, nell’idea che oggi, uno spettacolo popolare e aggregativo come il calcio possa essere vettore di riflessione culturale, conoscenza storica e valorizzazione del patrimonio linguistico del Friuli.

Un patrimonio culturale che ritrova le proprie radici nella storica Patria del Friuli, quando il Friulano era espressione linguistica della cultura romanza, ed era un idioma di per sé presente ovunque: dai rogiti notarili, alle carte d’archivio fino alle mappe, ma era soprattutto un’espressione propria del sentire letterario che ritrovava nel Friulano la lingua con cui esprimersi e con cui fare cultura.

In un mondo, come quello odierno, in cui spesso la difesa dell’identità viene sfruttata come pretesto per intavolare guerre e commettere genocidi, anche eventi come l’Europeada, che tramite lo sport educano al rispetto e alla cooperazione tra culture e popoli diversi, hanno un valore sociale che non è possibile sottostimare.

Possano allora la nazionale friulana, lo Schleswig e l’Europeada, aiutare a tutelare e promuovere non solo i friulani e la loro cultura, ma tutti i popoli di minoranza (e non) che rappresentano il fondamento storico e sociale dell’Europa. E che vinca il migliore!

Gabriele Violino

Componente di EFAY – European Free Alliance Youth, il gruppo giovanile di EFA/ALE – European Free Alliance/Alleanza Libera Europea.

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