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Progettazione

Enti intermedi di area vasta… quando perseverare è diabolico


Chiusa l’esperienza degli Aster (Ambiti sovracomunali di sviluppo territoriale), soppresse le Province con la riforma del 2014, superate le Unioni Territoriali Intercomunali (Uti) con la riforma del 2019, la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia si trova con due sole istituzioni “solide”: la Regione stessa e i Comuni, in tutto 215 dopo le poche fusioni e l’ingresso di Sappada. Accertato, da tempo, che molti Comuni sono troppo piccoli persino per l’ordinaria amministrazione; visto che le fusioni e aggregazioni volontarie – auspicate dalla L.R. 71/2019 – non decollano e latitano laddove maggiormente sarebbero necessarie e che, ove realizzate, vanno a costituire un mosaico non omogeneo, poco funzionale e foriero di disparità. Laddove, invece, un’adeguata organizzazione istituzionale/amministrativa deve assicurare livelli di prestazioni equiparabili a tutti i cittadini. Giocoforza bisognerebbe rimettere mano alla “riforma della riforme” in tempi ragionevoli. Intanto, però, tutto è fermo in attesa che il Parlamento approvi la legge costituzionale per la reintroduzione degli “Enti di area vasta elettivi” richiesti dall’esecutivo regionale nel gennaio del 2023. Introdurre un ente intermedio – tra i Comuni e la Regione – comporta una vera e complessiva riforma dell’intero “Sistema regione-autonomie locali”. Ciò perché, quando in un sistema si inserisce un elemento nuovo, inevitabilmente si vanno a toccare quelli già presenti. Ed è del tutto evidente che un terzo ente, per di più elettivo, ha senso solo se gli vengono assegnati ruoli e incombenze rilevanti e, soprattutto, che non possono essere ricoperti/espletati in modo efficace e sostenibile da quelli già esistenti. Necessita, quindi, una vera riforma, l’ennesima nel giro di due decenni.

Una vera progettazione per una buona riforma (serve ad evitare l’ennesimo fallimento)

Auspicabilmente, dopo tanti tentativi falliti, bisognerà almeno:

  1. tener conto delle esperienze positive che ci sono intorno a noi, anche molto vicino, anche in Italia;
  2. procedere con metodo, facendo tutti i passi necessari sistematicamente, con ordine e dedizione.

Delle esperienze in Europa si scriverà in altri contributi. Ora vediamo quali potrebbero/dovrebbero essere gli elementi procedurali da non trascurare per l’elaborazione di un progetto di riforma del “Sistema regione-autonomie locali”.

Fasi/passaggi di progettazione della riforma:

  • Sintesi schematica della effettiva articolazione amministrativa regionale di partenza;
  • censimento delle “incombenze” di esclusiva competenza della Regione e delle autonomie locali;
  • censimento delle “incombenze” in concorso/compartecipazione con Stato e U.E.;
  • censimento delle strutture aperte e delle procedure attive di Regione e Comuni;
  • riconoscimento e quantificazione dei problemi e delle criticità che rendono indispensabile la riforma;
  • evidenza delle norme di riferimento intangibili (Costituzione – prerogative dello Stato e della U.E.);
  • definizione dei principi guida e degli obiettivi della riforma;
  • definizione dei requisiti e delle esigenze da soddisfare;
  • ricerca sullo stato dell’arte in altre Regioni e in altri Paesi;
  • analisi critica dello stato dell’arte, con particolare attenzione ai casi di interesse;
  • audizioni delle amministrazioni locali, delle associazioni, dei gruppi di interesse;
  • formulazione e analisi delle alternative praticabili;
  • stesura del disegno di legge proponendo;
  • presentazione e apertura dibattito pubblico sul disegno di legge proposto;
  • verifiche preventive su obiettivi e requisiti, sperimentazioni degli effetti e revisione del progetto;
  • dibattito istituzionale e approvazione della legge di riforma delle autonomie locali.

Definizione di principi e obiettivi

Obiettivo fondamentale della legge è la riorganizzazione del sistema amministrativo regionale, attualmente articolato in Regione e Comuni e loro aggregazioni, nel rispetto dei principi costituzionali e delle leggi nazionali e comunitarie, in modo da realizzare una articolazione delle istituzioni amministrative che soddisfino stabilmente i principi, i requisiti e le esigenze espresse.

Principio fondamentale delle istituzioni amministrative regionali è dare attuazione concreta, per quanto di loro competenza, ai principi costituzionali a partire dalla assoluta parificazione di diritti e doveri dei cittadini, delle comunità e dei territori che vi fanno riferimento.

Pertanto, nel disegnare il Sistema amministrativo regionale, si darà attuazione ai principi di/del(la):

  • Equi ordinamento e della pari dignità dei vari livelli istituzionali in cui verrà articolato il sistema;
  • sussidiarietà verticale, lasciando ai livelli istituzionali di base e più vicini al cittadino, tutte le incombenze che da questi possono essere efficacemente ed efficientemente assolte;
  • federalismo ascendente per la formazione di istituzioni amministrative di area media e vasta;
  • autonomia ed autogoverno amministrativo delle comunità di base e di più vaste dimensioni che si riconoscono per un comune patrimonio storico, culturale e socio-economico;
  • autodeterminazione democratica per la definizione territoriale delle istituzioni amministrative e/o l’inserimento di una comunità in una di queste, nei casi contrastati.

Requisiti ed esigenze da soddisfare

Il sistema amministrativo regionale, ovvero l’individuazione/perimetrazione delle istituzioni che lo costituiscono, la definizione dei ruoli e la allocazione delle risorse, per ciascuno di queste, deve assicurare:

  • Istituzioni di base che tengano conto di storia, geografia, economia, cultura e senso di appartenenza/condivisione della/delle comunità che ne fanno parte;
  • istituzioni intermedie (di area medio o vasta) che coniughino i punti già visti per l’istituzione di base con la capacità/possibilità di erogare servizi, gestire strutture, realizzare investimenti in modo adeguato ed economico per l’area medio/vasta medesima;
  • di riservare all’istituzione di livello territoriale superiore solo le funzioni non efficacemente, economicamente ed uniformemente svolgibili dal livello territoriale di minore estensione
  • la capacità di erogazione, adeguata ed equivalente per tutti i cittadini, dei servizi;
  • la capacità di realizzazione e gestione delle infrastrutture, in adeguatezza ed economia;
  • la capacità di concorrere allo sviluppo economico, sociale e culturale delle comunità afferenti;
  • la possibilità di mantenere e sviluppare autonomamente le peculiarità e le vocazioni del territorio e delle comunità insediate nello stesso;
  • la possibilità di partecipazione, attiva e passiva, alla gestione amministrativa delle comunità da parte di tutti i membri della stessa (che abbiano i requisiti previsti per l’attiva);
  • la drastica riduzione dei costi della politica amministrativa, una sensibile e duratura riduzione dei costi fissi della struttura del sistema amministrativo regionale, per liberare risorse da destinare alla erogazione dei servizi reali ai cittadini e all’investimento in infrastrutture e beni di pubblica utilità.

Visti gli esiti, dei tentativi fatti negli ultimi decenni, è del tutto evidente che alcuni dei passaggi prospettati qui sopra, in modo schematico, non sono stati svolti con le dovute competenze e diligenza nelle attività di progettazione della riforma in oggetto; speriamo bene per la prossima.

Ubaldo Muzzatti

Già consulente di direzione e organizzazione aziendale, formatore, addetto al trasferimento di know-how.

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