Skip to main content
laguna grado marano

È un ricatto o una minaccia? Il punto della situazione nella vicenda Kronospan


Probabilmente questa sarebbe stata anche la classica reazione di Tex Willer, noto ranger del Texas, di fronte alla notizia che Danieli chiede alla Regione “nome, cognome, data di nascita, residenza e cittadinanza” nonchè analisi del sangue di 22.000 cittadini del Friuli Venezia Giulia, che, ignari dei danni che avrebbero potuto arrecare ad un gruppo industriale di dimensioni globali così come delle conseguenze a cui essi stessi avrebbero potuto andare incontro con quella firma, hanno spensieratamente sottoscritto una petizione popolare contro il progetto di realizzare un’acciaieria, per di più green, ai bordi della Laguna di Grado e Marano.

Con ogni probabilità, a meno che ancora nascosta in mezzo ai cespugli ci sia anche una preda più grossa, il prossimo passo sarà la richiesta di abrogare gli articoli 134 e 135 del regolamento del Consiglio regionale che, purtroppo, ha consentito ad incauti “laqualunque” di turbare il sonno degli azionisti del gruppo siderurgico.

Il problema vero, però, è che questa reazione non è una novità nemmeno dalle nostre parti visto che proprio a S. Vito al Tagliamento è ancora aperta una vicenda simile, la cui natura Tex aveva già perfettamente inquadrato a fine ‘800, e l’occasione per fare un punto non va persa…

 

In principio c’era Kronospan…

Questa del ricorso al TAR della Danieli non è la prima volta che un’azienda si serve dei propri avvocati in una vicenda che dovrebbe restare di politiche aziendali, gestione del territorio, confronto sul futuro economico e procedure amministrative.

È già accaduto con la Kronospan a San Vito al Tagliamento e con il suo progetto del dicembre 2020 di ampliamento di un’attività già installata, che è ancora all’esame della Magistratura così come lo sono le accuse di diffamazione rivolte alle due portavoce del Comitato ABC (Ambiente Bene per le Comunità) Eleonora Frattolin e Lucia Mariuz.

Abbiamo cercato di fare un punto sulla vertenza con Lucia Mariuz, da quasi un anno non più portavoce essendosi dimessa dal ruolo a causa di altri impegni personali e lavorativi intervenuti.

Si tratta di un ampliamento significativo di un’azienda già presente nell’area industriale, che la vedrebbe passare da un’attività di “nobilitazione” di pannelli legnosi (la copertura finale) alla produzione dei pannelli stessi, nonché alla produzione di energia da incenerimento degli scarti, e all’avvio di una nuova attività di gestione e lavorazione degli scarti stessi.

A marzo del 2021 nasce il comitato ABC che chiede all’amministrazione comunale dell’epoca una inchiesta pubblica sul progetto, presentato inizialmente dall’azienda ai soli consiglieri comunali.

Inizia così, nel bel mezzo delle difficoltà causate anche dalla gestione della pandemia, una lunga vertenza che non è ancora conclusa. In questa sede non andiamo intenzionalmente nello specifico della proposta industriale, delle richieste del comitato, del dibattito che ha coinvolto personaggi politici, amministratori di enti locali ed aziende pubbliche, associazioni di categoria o di volontariato.

Ci preme invece sottolineare che, pur sapendo che vi possono essere anche comitati di cittadini che si fanno prendere dall’effetto Nimby (non nel mio giardino) a prescindere, quanto si è sviluppato a S. Vito non solo non ricade in questa fattispecie ma costituisce un esempio paradigmatico di che cosa sia fatta in casi simili la partecipazione dei cittadini.

È fatta di ricerca, studio e analisi di varie componenti dei processi industriali; di ricerca e relazione con persone competenti e specializzate in diverse discipline; di preparazione di riunioni e incontri sia pubblici che no; di studio e conoscenza di leggi e procedure amministrative spesso complesse e di valutazione e interazione con i vari enti e uffici coinvolti per le diverse competenze nella procedura amministrativa; di relazione con gli eletti nelle diverse istituzioni coinvolte e con gli organi di informazione; di autofinanziamento per queste attività e per quelle di comunicazione.

Anche a S. Vito queste attività si sono svolte nell’arco ormai di oltre tre anni, culminate in petizioni con la raccolta di diverse migliaia di adesioni, con raccolte di fondi per l’autofinanziamento, in particolare delle spese legali, anche con iniziative come la presenza ai mercatini locali dell’antiquariato, con la preparazione di relazioni, documenti e interventi, imparando a seguire incontri e assemblee e a intervenire in pubblico e ad organizzare manifestazioni popolari.

 

L’educazione civica che non si fa a scuola

Cos’è tutto questo se non un corso completo di educazione civica dal vero, cos’è se non un episodio concreto ed efficace di partecipazione popolare diretta, che addirittura contribuisce, nel caso specifico, anche a cambiare con il voto nel 2021 la maggioranza in sede comunale?

Fermo restando l’esito delle procedure tecnico-amministrative, più di una delle quali (udienza pubblica sul progetto, procedimento di Valutazione di Impatto sulla Salute rapida) avvenute su richiesta del Comitato e della pressione democratica sulla questione, che si concludono con l’atto regionale del giugno 2022 che concede a Kronospan il Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale, va considerato anche che in due occasioni (nel dicembre 2021 e nel marzo 2022) l’azienda ha presentato integrazioni progettuali in risposta ad osservazioni del Comitato e di altri enti coinvolti, che quindi evidenziano carenze del progetto iniziale eliminate o migliorate grazie al contributo critico della partecipazione al procedimento.

Come si conclude al momento la vicenda? Da un lato i ricorsi al TAR sul PAUR da parte del Comune e del Comitato sono stati respinti ed ora si attende l’esito del successivo ricorso depositato al Consiglio di Stato, dall’altro è intervenuta una iniziativa dell’azienda che ha denunciato le due portavoce del Comitato per diffamazione dell’azienda e del suo amministratore delegato, con la richiesta di 600.000 euro di danni.

È accaduto infatti che, nel maggio 2022, il Comitato si rivolgesse ai consiglieri comunali e ai partecipanti alla Conferenza dei Servizi, segnalando la possibilità che i terreni sui quali doveva insediarsi l’ampliamento previsto non fossero di proprietà di Kronospan, che questo nel caso configurasse la possibilità di false dichiarazioni ed invitando quindi a segnalare, se verificato, un tanto alle autorità giudiziarie. Fatto verificatosi poi infondato a seguito di esplicita dichiarazione di Kronospan che minaccia le vie legali. E la denuncia effettiva avviene poi, proprio immediatamente a ridosso dell’ottenimento positivo del PAUR, anche riferendosi a dei post sui social e ad articoli sulla stampa.

Il Tribunale di Pordenone assolverà Frattolin e Mariuz e condannerà l’azienda al pagamento delle spese legali, ma Kronospan ha già fatto ricorso in Corte d’Appello.

È lecito dubitare che, sia nel caso Kronospan in corso che in quello Danieli appena all’inizio, ci si trovi di fronte ad atteggiamenti di intimidazione, vendetta e volontà di punizione?

Iscriviti alla newsletter de Il Passo Giusto per ricevere gli aggiornamenti